Probabilmente non in molti avrete sentito parlare del Green Carpet Fashion Awards, un evento innovativo del mondo fashion che è giunto alla sua seconda edizione e che ha avuto luogo a Milano nel prestigioso Teatro alla Scala.

Il  Green Carpet Fashion Award è organizzato da La Camera Nazionale della Moda Italiana, in collaborazione con Eco-Age e con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico.  Ha lo scopo di premiare l’impegno delle case di moda lusso nei confronti della sostenibilità, preservando il patrimonio e l’autenticità dei piccoli produttori.

L’esistenza di questo evento e la sua organizzazione, testimoniano di fatto che esiste un impegno effettivo nei confronti della sostenibilità, anche da parte dei brand lusso.

Nell’ultima edizione (settembre 2018), sono state individuate tredici categorie alle quali riconoscere il raggiungimento di traguardi sostenibili. Alcune di queste sono:  Technology and Innovation,  per la quale è stata premiata l’azienda di Bolzano Frumat leather che riutilizza, in modo intelligente ed eco-sostenibile, scarti industriali biologici come la buccia e il torsolo della mela per produrre diversi materiali, tra i quali Apple Skin che sarebbe una sorta di simil pelle a base biologica; la categoria Supply  Chain

Innovation per la quale è stata premiata Sourcemap, un’azienda in grado di mappare in modo trasparente la supply chain, l’impatto sociale e ambientale dei prodotti; per la categoria Eco Stewardship Award, ha vinto il premio The Woolmark Farmers, un gruppo di allevatori australiani di pecore di lana merino che stanno guidando la produzione sostenibile della lana; il premio per la produzione sostenibile, Sustainable Producer Award, è stato conferito a Bonotto, autodefinita la “fabbrica lenta”, un esempio eccellente di slow factory.  Infine il premio Franca Sozzani GCC Award for best emerging designer è stato dato a Gilberto Calzolari che ha presentato un abito fatto con sacchi di juta provenienti dal Brasile e acquistati sul mercato dei Navigli a Milano. Donatella Versace ha vinto invece il  CNMI in recognition of sustainability per il suo impegno nella sostenibilità a partire dalle sue scelte “fur free” e per la  realizzazione di spazi di vendita completamente green.

Insomma, pare che a piccoli passi, anche nel mondo del lusso si stiano creando le basi per un vero e proprio cambio di rotta che vede il radicarsi di una modalità alternativa di concepire la moda e le sue dinamiche.

Sarà vero? è proprio cosi? una cosa è certa, noi stiamo imparando a non basarci più su quello che viene detto, ma a voler andare fino in fondo per vedere come stanno veramente le cose.

Venite con noi?